Vedere oltre la coltre del fumo

Scritto da Giuseppe Capano il 14 ottobre 2014 – 09:56 -

Cover vapore e sapore 518Continuo a parlarvi del vapore e del mio ultimo libro che come dicevo è per me un capitolo fondamentale, questa tecnica mi ha sorpreso in positivo molto spesso, mi ha sorpreso e insegnato verità profonde.
Oggi la cucina è quasi sempre puro spettacolo e si è grandi solo se le apparenze dicono di esserlo, però rimane un atto quello di cucinare, a qualsiasi livello lo si faccia, estremamente intimo e strettamente personale.

Una relazione intensa ed erotica con il cibo, un amore profondo ricco delle mille sfaccettature della vita, belle e brutte, un confronto continuo con se stessi e con le mutevoli trasformazioni del cibo il cui spirito ribelle non sempre sottostà al volere del cuciniere.
Il vapore in questo aiuta, una sorta di disciplina che esige conoscenza, convinzione, consapevolezza e collaborazione, come una disciplina d’arte porta con se lati inspiegabili su cui non è gentile voler indagare troppo.
Bisogna piuttosto rinchiuderli in se, entrarci dentro, compenetrare la bellezza del mistero, sapere che molto di quello che è cucina non è spiegazione razionale frutto di regole e reazioni chimiche e fisiche, ma una interazione di fisicità e immaterialità, intuito e gioco, passione e ragione.
Come scrivo nell’introduzione al libro il punto centrale rimane la trasformazione del cibo come elemento essenziale di ogni pratica di cucina, il cibo si trasforma, cresce, cambia, accumula energia, diventa e supera lo status di semplice cibo.
E il vapore può aiutarci a capire tutto questo senza avere timore di chi e cosa arriverà a giudicare i nostri piatti.
Perché spesso chi giudica non sa chiedere e si ferma ai suoi pregiudizi o alla convinzione di sapere già, mentre il cibo cucinato ha valenze multiple.
Può essere buono o non buono, ma a volte quello che pensiamo gli manchi e solo quello che non sappiamo valutare o riconoscere.
Come il vapore insegna bisogna andare e saper vedere oltre la coltre del fumo, lasciare che il superfluo scompaia per sentire in se l’essenza.

Oltre il cestello 518


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